Il LATINO

Lo stesso G. Rholfs, nel parlare della presenza della lingua latina nel dialetto di Calabria, ammette che "il fondo principale del lessico calabrese e' il latino". Subito dopo si affretta a precisare che i termini piu' antichi compaiono soltanto nella Calabria settentrionale, in accordo con la sua posizione secondo la quale la Calabria meridionale si sarebbe latinizzata in tempi assai piu' recenti.

Ho voluto " verificare " la veridicita' di tale posizione confrontando alcuni tra i termini da lui portati ad esempio nel suo NDDC.

CALABRIA  SETTENTRION.
CALABRIA MERIDIONALE
ITALIANO
CRAI
DUMANI
DOMANI
INTERIMME
ASCIATANTU
FRATTANTO
NUSTIERZU
AVANTERI
IERI L'ALTRO
ALARE
SBADIGGHIARI
SBADIGLIARE
CAPISTRU
CAPIZZA
CAVEZZA

Tabella 5. Il latino nel calabrese settentrionale e meridionale.

Non ho volutamente riportato tabelle di confronto gia' pubblicate per meglio comprendere quanto affermato sopra ; ad es.: la parola"nustierzu" non e' riportata da due tra i migiori vocabolari calabro-italiano fondati sul dialetto della zona Monte Poro-Tropea-Nicotera( nella Calabria meridionale).

Potremmo continuare con una serie praticamente infinita di esempi con vocaboli riferentisi, non solo alle parole di uso comune, ma anche a piante,animali,strumenti di lavoro ecc.; tuttavia questo servirebbe soltanto a confermare la differente parlata tra le due Calabrie. D'altra parte, nelle mie considerazioni conclusive, faccio notare come il parlare in dialetto - ai tempi in cui ancora non mi occupavo di cultura locale - con un cosentino tradiva con grande evidenza una obiettiva difficolta' di comprensione. Era come se il dialetto, invece di accomunarci, ci dividesse; come se la lingua che doveva assimilarci in una unica "regionalita'" al contrario ci differenziava.

Insomma direi, con il Devoto, che il substrato latino nelle due Calabrie e' diverso nella misura in cui nella parte a sud del Tiriolo esso e' penetrato piu' tardi e cioe' in fase neolatina o italiana.