No, non alla Calabria del
turismo mai completamente decollato o a quella mafiosa che rimbalza con
puntuale precisione nelle notizie dei mass-media; in questo sito non
verranno nemmeno trattati i temi della disoccupazione cronica del
mezzogiorno - e di tutti i rimedi proposti o proponibili- nè tanto meno
verranno descritte le (vere) bellezze fisiche di questa martoriata regione
un tempo magnificata ma da sempre disperata o disgraziata.
Strano
destino quello della Calabria, estrema regione del Sud d'Italia, e cioè
quello di non corrispondere mai - in tutto o in parte- alla percezione che
di essa hanno i contemporanei. Solo ai tempi dello splendore culturale magno-greco percezione e realtà coincidevano: l'archeologia e
la letteratura antica ne hanno consacrato la veridicità.
Ieri, una Calabria "felix",
splendida nei costumi e benedetta nella e dalla natura, continuò ad
essere pensata tale anche quando,finita la stagione medioevale,
terremoti,vessazioni politiche,malattie e quant'altro, l'avevano ben
prostrata nel territorio e nelle sue genti. Basta confrontare quanto
scrive, ad esempio, il Barrio o il Padre Fiore da Cropani, con ciò che
viene riportato da i primi viaggiatori stranieri dal XVIII secolo in poi
o, anche, con la testimonianza del Galanti, che percorse la Calabria quale
Visitatore del Regno.
Oggi, una Calabria mafiosa,abulica e
irrimediabilmente rassegnata ad una sorta di Fato ineluttabile, neppure
corrisponde alla realtà e, men che meno, allo spirito e all'orgoglio del
popolo calabrese. Orgoglio e cultura sono racchiusi nel nostro
Dialetto e nei nostri Cognomi più genuini; ad altri il compito di tentare
l'ennesima analisi storica sui motivi
(ambientali,politici,individuali,ecc.) che fanno di questa regione,
nel nostro tempo, un Paese sofferente seppur mai rassegnato.