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La penetrazione micenea che interessò la Calabria (e non solo) nei secoli che vanno dal XV° al XII° avanti cristo e cioè prima di quel periodo storico che va sotto il nome di Medioevo Ellenico, fu evidentemente il presupposto più o meno consapevole della colonizzazione dell'età storica. L'archeologia, d'altra parte, ha già abbondantemente confermato come le poleìs magno-greche sorsero in prossimità di luoghi già interessati dalla frequentazione micenea testimoniata ,ad esempio, dall'abbondante ritrovamento in siti indigeni dell'età del Bronzo Medio e Recente della caratteristica ceramica "a figulina". Utilizzare queste conoscenze antiche al fine di allentare le tensioni sociali che si avvertivano in una regione - la Grecia - dove la terra scarseggiava essendo concentrata maggiormente nelle mani delle aristocrazie locali, fu compito di quel formidabile "santuario" di Apollo a Delphi. Santuario inteso cioè non solo come luogo di culto, ma anche e sopratutto nel senso di centro di potere di una classe sacerdotale che , attraverso gli Oracoli, fungeva da "dirigenza" politica con l'imprimatur divino. Poichè la volontà divina era da rispettarsi, tutti i prescelti (!) erano in qualche modo obbligati a partecipare alla spedizione coloniale e ad uniformarsi al volere dell'oracolo anche quando, lo stesso ecista (il capo della spedizione coloniale) non era dello stesso parere ( si veda, ad es., la fondazione di Crotone). La individuazione dei territori per le apoikia (gr.:"deduzione di comunità stanziale oltremare") avveniva in funzione della disponibilità di vaste pianure fertili ove organizzare la chòra (gr.: " terreno ") e di spazi tali da destinare all'area urbana. All'interno di quest'ultima, delimitata da una cinta muraria, venivano organizzati gli spazi per l'edilizia privata e quelli pubblici ove costruire i santuari e le agorài (gr.: " piazze "); fuori dalle mura era posta la necropoli mentre all'estremo limite della chòra la posa di un Santuario assolveva al duplice compito di luogo di incontro con le limitrofe popolazioni indigene e alla legittimazione divina del territorio in effetti espropriato. Inoltre la polìs sorgeva sempre in prossimità di fiumi (al tempo navigabili) al fine dello sviluppo di proficue attività commerciali. La superiore cultura dei colonizzatori greci indusse via via una profonda ellenizzazione delle comunità indigene dell'età del ferro che , espropriati e confinati all'interno, convissero con questa gente padrona di straordinarie tecnologie e,soprattutto, di uno strumento culturale mai visto: l'alfabeto. E' ovvio pensare che le generazioni successive a quella dei primi colonizzatori debbano intendersi quasi come una nuova etnia poiché i rapporti con gli indigeni dovettero necessariamente essere anche di tipo matrimoniale ( si pensi che la spedizione coloniale era sempre maschile). Un nuovo popolo i cui componenti definiamo "Italioti" con un termine che a me piace intuire come commistione di genti e la cui " grecità " è , a tutt'oggi, un elemento che fa istintivamente pensare alla Calabria.
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