Tra la seconda metà del III millennio e la prima meta' del II millennio a.c., in un territorio compreso tra il Reno e il Mar Nero, erano stanziati popoli la cui lingua viene definita Indoeuropea. E' abbastanza verosimile che gli Enotri (che sec. Dionigi di Alicarnasso provengono dall'Arcadia) siano giunti nella odierna Calabria provenendo appunto da queste regioni e che si esprimessero quindi utilizzando una parlata di tipo indoeuropeo.

Certo e' che il loro linguaggio si discostava da quello parlato dai Greci, come ci viene testimoniato da Omero nell'Odissea ( I,178-184) : l 'Autore, infatti, definisce gli abitanti dell'antica Temesa (posta sulla costa occidentale calabra) come "allòtrooi antropoi" (=uomini che parlano un'altra lingua).

Gli Enotri ci appaiono come un popolo di agricoltori i cui insediamenti privilegiano le aree collinari da cui poter dominare un territorio assai vasto; tali insediamenti vanno definitivamente strutturandosi durante il passaggio tra Bronzo Medio e Bronzo Recente, fino a divenire "stabili" durante l'età del Bronzo Finale.

Durante il Bronzo Recente abitano in strutture costruite  in legno, con pavimento in argilla e muniti di forni per la cottura dei cibi; tra le loro coltivazioni ci sono certamente cereali, legumi, noci e ulivi . Ed e' interessante notare come proprio intorno al XIII secolo sono databili i primi grandi contenitori per derrate alimentari che testimonierebbero, così, di una società in pieno sviluppo socio-economico. Ad esso, grande impulso e contributo, diede la frequentazione Micenea che permeò il territorio calabrese tra il XV° e il XII° sec. a.c. (L'interazione tra i navigatori micenei e gli Enotri dovette essere tanto intenso quanto proficuo, stante ai rinvenimenti archeologici veramente abbondanti; e non soltanto nel senso del mero scambio, ma piuttosto o inoltre di interazione e integrazione - acquisizione di tecniche,trapianti allogeni,matrimoni,ecc.-).

Non sappiamo quali erano le loro credenze religiose ma conosciamo la loro cultura funeraria: gli Enotri praticavano il rito della incinerazione, come attestato dallo studio archeologico relativo alle necropoli . Tale rito e' la norma fino almeno a tutto il periodo che va sotto il nome di Bronzo Finale, con l'unica eccezione - ad oggi conosciuta- della necropoli di Castellace ove viene praticato il rito della inumazione.

La società enotria continua ad evolversi nel suo sviluppo socio-economico come testimoniato dall'aumento della produzione dei dolii per la conservazione delle derrate alimentari, produzione di ceramica "tipica" (detta appunto "protogeometrica enotria") e comparsa di un tipo di ASCE "ad occhio" affatto particolari. Si e' portati a ritenere che tali asce, in bronzo, assolutamente inutilizzabili come armi in quanto non affilate e non predisposte ad essere ammanicate in maniera funzionale, avessero carattere pre-monetale.

V'e' infine da notare come durante tale fase del Bronzo Finale (XII°-X° sec.) gli scambi commerciali e culturali avvengono quasi esclusivamente con l'Italia centrale e centro-settentrionale: la grave crisi che intorno al XII° sec. colpì il mondo Egeo con il definitivo tramonto della civiltà micenea (Medioevo Ellenico), comportò ovviamente anche la cessazione di quei formidabili rapporti intrattenuti per almeno 3 secoli dalle comunità indigene calabresi con i navigatori greci.

Agli albori dell'età del Ferro (IX° sec), i "nomadi " Enotri, divenuti agricoltori capaci di accumulare ricchezza, si trasformano in etnìa caratterizzata da differenze sociali, rese evidenti dallo studio archeologico delle necropoli. Molti del materiale rinvenuto e' oramai in ferro ed e' completamente assente la ceramica micenea.

Non più cadaveri cremati con accanto pochissimi oggetti personali (fibule,rasoi,ecc.), ma deposizioni ad inumazione distesa e, accanto al defunto sepolto con i propri vestiti, una serie di oggetti tra cui spiccano le Armi per gli uomini e i servizi di filatura e parure per le donne. Il numero, il tipo e i materiali rinvenuti in queste necropoli testimoniano di una comunità che va differenziandosi in classi sociali distinte e ove la figura del guerriero diviene quasi centrale o comunque preminente.

Sono dunque questi gli Enotri che durante l'VIII e VII sec. a.c. verranno "colonizzati" dai Greci, con i quali evidentemente si confonderanno sottoponendosi e/o integrandosi , vinti e assorbiti da una cultura superiore, quella cultura splendida che va sotto il nome di Magna Grecia; una società di classi ove tuttavia fiorirono poeti, scrittori, architetti e musicisti e la cui organizzazione urbana celebrava  i fasti di una cultura che ha lasciato nella Storia un marchio indelebile.